Trust

Esenzione dell’imposta sulle successioni e donazioni se il beneficiario finale è il disponente del Trust

Il conferimento di beni in un trust il cui beneficiario finale è il disponente e – in caso di premorienza di questi – i suoi figli è esente dall’imposta sulle successioni e donazioni in quanto quest’imposta trova ragione in manifestazioni di ricchezza conseguenti a trasferimenti patrimoniali che si sarebbero manifestate solo in caso di premorienza del disponente.

Corte Suprema di Cassazione, V sezione civile, Ordinanza n. 10256 del 29 maggio 2020

L’appartamento ad uso abitativo conferito in Trust sconta le imposte ipotecarie e catastali in misura fissa

Il conferimento di un appartamento ad uso abitativo in trust affinché il trustee lo custodisca fino a un termine prestabilito a favore della beneficiaria sconta le imposte ipotecarie e catastali in misura fissa in quanto non comporta un effetto traslativo, bensì soltanto un effetto segregativo. Il trasferimento definitivo di ricchezza, rilevante quale indice di capacità contributiva in relazione al quale sono pretendibili le imposte proporzionali, si verificherà solo al momento del trasferimento finale alla beneficiaria.

Cassazione, VI sezione civile, Ordinanza n. 9601 del 25 maggio 2020

Il Trust autodichiarato è esente da imposizione proporzionale

L’istituzione di un trust autodichiarato il cui disponente-trustee individua quali beneficiari finali, per una parte del fondo, sé medesimo e il coniuge, se in vita, e altrimenti i discendenti e, per altra parte del fondo, sé medesimo, il cognato e la suocera, se in vita, e altrimenti i loro legittimi eredi è esente da imposizione proporzionale in quanta manca un effettivo trasferimento di beni e diritti che dia luogo al presupposto impositivo del reale arricchimento.

Corte Suprema di Cassazione, V sezione civile n. 8082 – 23 aprile 2020

Sì al Trust familiare autodichiarato se persegue finalità lecite e meritevoli

La coincidenza delle figure di disponente e trustee in capo alla medesima persona non vale di per sé a rendere il trust illecito, essendo anche il trust autodichiarato riconosciuto nel nostro ordinamento. Il trust familiare la cui causa concreta consista nella costituzione di un patrimonio separato destinato al soddisfacimento delle esigenze abitative delle mogli e dei figli dei disponenti persegue una finalità lecita, così che la sottrazione dei beni alle pretese dei creditori dei disponenti non è il motivo unico o essenziale del trust.

È revocabile ex art. 2901 cod. civ. il trust familiare autodichiarato istituito dal disponente, socio accomandatario della s.a.s. debitrice – posta in
liquidazione – e dunque responsabile con tutto il proprio patrimonio, successivamente alla sentenza di accertamento del credito: la scientia damni in capo al disponente si desume dall’epoca del sorgere del credito (risalente al momento della cessazione del rapporto di lavoro del creditore agente in revocatoria con la s.a.s.), mentre l’eventus damni sussiste per non avere il disponente indicato altri beni sui quali il creditore potrebbe rivalersi.

In questo senso, Tribunale Civitavecchia – 20 novembre 2019

Trust e fisco: l’imposta sulle successioni e donazioni è dovuta solo al trasferimento finale bei beni al beneficiario

La Corte Suprema di Cassazione, VI sezione civile, con ordinanza n.32392 dell’11 dicembre 2019 ha ribadito che il conferimento in trust non sconta l’imposta sulle successioni e donazioni in quanto è un atto fiscalmente neutro, meramente attuativo degli scopi di segregazione ed apposizione del vincolo. Tale imposta sarà dovuta all’eventuale trasferimento finale dei beni in trust al beneficiario, in quanto solo quest’ultimo costituisce un effettivo indice di ricchezza ai sensi dell’art. 53 Cost.

Corte Suprema di Cassazione, VI sezione civile ordinanza n.32392 – 11 dicembre 2019

Non è revocabile il Trust familiare che non renda maggiormente difficoltoso all’Erario agente in revocatoria il recupero del credito

Il giudice del Tribunale di Roma, con sentenza 7 ottobre 2019, ha negato la revocabilità ex art. 2901 cod. civ. di un Trust familiare in quanto l’Erario, da un lato, era intervenuto nelle procedure esecutive aventi ad oggetto gli immobili non conferiti in Trust, con la probabilità di soddisfarsi interamente nell’ambito di esse, e, dall’altro, poteva contare sulla garanzia patrimoniale costituita dai beni del disponente non esecutati né conferiti in Trust, il cui valore era sufficiente alla soddisfazione di un eventuale residuo credito.

Tribunale Roma, Sentenza 7 ottobre 2019.

Il Trust per assicurare risorse alla figlia del disponente è meritevole di tutela anche se il trustee è un soggetto legato al disponente da rapporto familiare

Il Tribunale di Cuneo, con sentenza n.788/2017 pubblicata il 26/07/2017, ha stabilito che in un Trust X con finalità di tutela familiare, ove non risulti provato né dedotto che i disponenti abbiano effettivamente mantenuto la disponibilità di fatto dei beni ed il potere di amministrazione o di disposizione al di là di quanto previsto nell’atto costitutivo, la circostanza che sia stato nominato trustee un soggetto legato al disponente da rapporto familiare e di convivenza non può costituire di per sé solo elemento determinante al fine prova di una simulazione, soprattutto ove si consideri che la scelta del trustee nell’ambito della famiglia del disponente appare compatibile con lo scopo di un trust dichiaratamente istituito per soddisfare le esigenze della figlia dei disponenti.

Aggiunge il magistrato che a nulla vale una precedente sentenza con la quale il medesimo Tribunale di Cuneo dichiarava inefficace lo stesso Trust X nei confronti di una Banca a seguito di pronuncia ex art. 2901 c.c. (azione revocatoria), in quanto detta pronuncia ex art. 2901 c.c. ha efficacia nei soli confronti di chi ha invocato la relativa tutela e che le valutazioni del Tribunale, in quella occasione, non potevano che essere legate al caso concreto dedotto in giudizio e alla specifica posizione del creditore attore. Tali valutazioni, pertanto, non sono utilizzabili in altra sede.

Spiega il giudice Cuneese che l’ammissibilità del trust interno è stata oggetto di rilevante dibattito per via del fatto che l’unico elemento di estraneità finirebbe con l’essere la legge applicabile, trattandosi di soggetti residenti in Italia e di beni esistenti sul territorio italiano. L’evoluzione dottrinale e giurisprudenziale più recente è tuttavia nel senso della piena riconoscibilità nell’ordinamento italiano del c.d. trust interno. La giurisprudenza di merito ha stabilito la validità, in forza della Convenzione de l’Aja, del trust che presenta come unico elemento di estraneità rispetto al nostro ordinamento l’applicazione della legge straniera, sancendo l’assoluta libertà del disponente nella scelta della legge regolatrice. Diversa questione è quella della eventuale nullità dell’atto istitutivo del trust per frode alla legge, ossia quando il trust appare costituire il mezzo per eludere l’applicazione di una norma imperativa, che per il trust ordinario di regola è l’art. 2740 c.c. (responsabilità patrimoniale). E’ quindi necessario esaminare le circostanze del caso di specie, da cui desumere la causa concreta dell’operazione (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 10105 del 09/05/2014, Rv. 631179) onde verificare se il trust istituito abbia una causa concreta legittima oppure costituisca solo un mezzo per eludere norme imperative quali l’art. 2740 c.c.. Nel caso di specie il Trust X è stato costituito per assicurare risorse future alla figlia del disponente. In astratto si tratta quindi di un interesse meritevole di tutela, considerando il fatto che il nostro ordinamento ormai riconosce e disciplina espressamente una serie di strumenti attraverso i quali si realizza l’effetto di segregazione patrimoniale con destinazione del patrimonio cosi separato al soddisfacimento di interessi di soggetti deboli o di familiari. Il trust oggetto di causa è quindi un ordinario trust con finalità di tutela familiare.

Tribunale Cuneo, 26 luglio 2017